Risulta significativa una preziosa
testimonianza del poeta ligure Francesco Pastonchi, poco più che quindicenne
all'epoca in cui Nobel si stabilì a Sanremo, non benevola e in qualche
modo beffarda nei confronti dello stile composito della villa, in effetti non
chiaramente definibile nel suo miscuglio di linee, forse lontanamente riconducibili
nei suoi elementi floreali, a uno stile liberty fortemente influenzato da un discutibile
esotismo di marca moresca allora imperante. Scrisse Pastonchi: "La villa
intanto, che a noi pareva unica nella sua bizzarra miscela di stili, con leggeri
caprici di ferri e sfoggi di vetrate, e una torretta incrostata di pietruzze da
figurare un croccante, si va adornando di graffiti; un pittore in tunica sui ponti
non ha mai finito di lavorarci. Anche nel giardino accadono assestamenti con viavai
di sterratori. Finalmente (ma il pittore continua a graffire, sospeso in alto
sotto il tetto) la villa riapre le finestre, vi palpitano le tende: il nuovo signore
ne ha preso possesso". Grazie alla descrizione di Pastonchi e alla documentazione
fotografica che ci è stato possibile ritrovare, possiamo dire con certezza
che l'aspetto esteriore della villa rimane nelle sue linee essenziali, pressoché
immutato, anche se il piano superiore è stato rialzato, e questo ha comportato
modifiche nella forma del tetto centrale e l'eliminazione dei tetti sovrastanti
le torrette. Che Nobel abbia provveduto a modificare e ad arricchire l'arredamento
della sua casa lo si può dedurre implicitamente dal prezzo a cui furono
ceduti i mobili alla sua morte (60.000 franchi oro), confrontato con il prezzo
pagato da Nobel a Lazzaro Fausto Patrone (10.000 lire).
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è confortato inoltre dalla descrizione che il professor Key fa degli interni
della palazzina: "Il mio Nido" fu arredata durante i primi anni del
1890 ed i mobili erano moderni, cioè con l'impronta esotica che le guerre
francesi dell'Africa del nord, tra l'altro, avevano portato in Europa. La villa
aveva due grandi verande di vetro con vista sul mare; da un lato c'era un gruppo
di mobili in vimini con sofà e poltrone; l'altro lato era decorato da una
bellissima urna giapponese dell'altezza di un metro e mezzo, coccodrilli imbalsamati
e due statue di bronzo, che Nobel stesso aveva ordinato da un antiquario a Roma;
piedistalli di bambù per i fiori e quadri giapponesi in legno erano ugualmente
di puro stile. In un salotto cinese continuava lo stile esotico. Il sofà
era di ebano, con intarsi di madreperla e le pareti coperte di tela ricamata in
stile cinese. Un uovo di struzzo, tazzine da caffè in porcellana di Sèvres,
vasi cinesi ed una urna celeste facevano parte dei soprammobili. Inoltre c'era
un "salotto di mezzo" con pareti rivestite di seta gialla e un piccolo
salotto in stile pompeiano. Qui le pareti era dipinte con affreschi ed inoltre
c'era la possibilità di guardare le foto racchiuse in splendidi album,
tra i quali uno riguardante la vita di Napoleone. La camera da letto di Nobel
aveva un letto in legno scolpito e il suo studio una libreria con le porte a vetri.
Qui, come nelle altre camere, c'era l'illuminazione elettrica. La torre conteneva
una sala per riunioni più intime. Ci si poteva divertire con un gioco da
corsa ed una roulette, mentre la sala da pranzo era situata al piano terra con
un ingresso direttamente dal parco. Una grande tavola sotto i due lampadari di
cristallo elettrici e 12 sedie, 2 credenze piene di servizi da tavola e posate
d'argento aspettavano gli ospiti. Sullo stesso piano erano situate le camere di
servizio e la cucina. Molte costruzioni attorniavano la villa: la casetta
per gli ospiti con una decina di camere, le scuderie e il laboratorio, una lunga
costruzione ad un piano, di mattoni. Così lo descrive Ragnar Sohlman, che
lavorò come chimico nel laboratorio di Sanremo e divenne poi l'esecutore
testamentario di Nobel:"il laboratorio era composto di tre stanze: una grande
sala macchine con motore a gas ed elettrogeneratori per la produzione di diversi
tipi di corrente a diversa tensione, per l'illuminazione e per le prove elettrolitiche
ed altre ancora; una sala di lavoro anch'essa assai grande, utilizzata per gli
esperimenti di chimica ed altri lavori sperimentali; una sala più piccola
in cui erano sistemate una biblioteca, alcune bilance e diversi strumenti, nonché
fucili per gli esperimenti di balistica. I tiri venivano diretti verso il mare
lungo un pontile di acciaio costruito sulla sabbia. Il cronografo per misurarne
la velocità era impiantato all'interno del laboratorio. Nel laboratorio
lavorarono, oltre a Sohlman, un chimico inglese George Beckett e un giovane francese
Alphonse Tournaud. Le lingue parlate nel laboratorio furono quindi alternativamente
il francese e l'inglese". L'intensa attività condotta nel laboratorio
di Sanremo non tardò ad infastidire i vicini e lamentele pervennero al
Sindaco del Comune, soprattutto da parte dell'Avv. Rossi, proprietario della villa
vicina. Il Signor Rossi tanto fece che riuscì a convincere Nobel ad acquistare
la sua proprietà. Con atto 8 maggio 1894, a rogito notaio Balestreri, Alfred
Nobel comprò dalla Signora Rosa Cassini, moglie dell'avvocato Rossi, la
Villa Miraflores, conosciuta al momento come "villa Rossi". "Potremo
adoperarla come cabina da spiaggia" affermò Nobel quando gli chiesero
come l'avrebbe utilizzata. Ciò testimonia dell'intenzione di Nobel
di non abbandonare Sanremo, nonostante l'acquisto delle acciaierie di Bofors e
del maniero di Björkborn in Svezia, e di trascorrervi parte dell'anno. Siffatta
intenzione si manifesta ancor più esplicitamente nel contratto stipulato
a Parigi, il 26 febbraio 1896, con la Ditta Alavoine § Cie, per l'arredamento
delle due ville di Sanremo: contratto poi annullato dagli esecutori testamentari
in seguito alla morte di Nobel avvenuta anteriormente alla consegna della fornitura
richiesta. I testi
delle sezioni "La storia", "Alfred Nobel" e "I nobel
italiani" sono tratti dai libri: - Giovanni Lotti, "Nobel a Sanremo",
Amministrazione Provinciale di Imperia, 1980; - Giovanni e Antonella Lotti,
"Nobel a Sanremo", Torino, Allemandi, 2003. |