Il quadro di Nobel fornito dal
professor Key non è lo stesso che trapela dalle lettere
di Nobel, dove appare sempre solo e malato. L'atteggiamento è
senz'altro differente nei confronti di uno straniero, ma molti
particolari indicano che Nobel, da quando si stabilì a
Sanremo, guarì fisicamente e psicologicamente.
L'acquisto e l'arredamento di una villa di tali dimensioni fu
un'attività faticosa, soprattutto poiché, a quanto
sembra, Nobel fece tutto da solo.
La storia di Villa Nobel comincia nella seconda metà del
XIX secolo, e precisamente alla fine del 1870, quando il farmacista
rivolese Pietro Vacchieri acquistò, a levante della città,
alcuni appezzamenti di terreno e vi fece costruire un'elegante
palazzina che "per la sveltezza e l'eleganza delle sue forme
piace ai più scrupolosi nel voler adempiute le regole dell'arte".
Così la descrive una Guida di Sanremo del 1875, quando
già Pietro Vacchieri, allo scopo di estinguere i debiti
contratti per la costruzione della palazzina e del villino attiguo,
o forse "per dedicarsi all'industria", come riferisce
la Guida, aveva ceduto la sua proprietà, con atto del 28
luglio 1874, al cavalier Lazzaro Patrone.
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La relativa nota di trascrizione indica che "i beni
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sono quelli stessi che il Signor Pietro Vacchieri aveva venduto
con riserva del diritto di riscatto al signor Paolo Sconnio
con atto del 7 aprile 1874".
E' appunto questo atto a fornirci una descrizione dettagliata
della proprietà, alla quale "si accede da un elegante
cancello in ferro che si apre sulla pubblica via".
La proprietà è chiusa con alte mura di cinta dai
quattro lati; viene nella parte inferiore attraversata dalla
ferrovia ligure con due passaggi a livello; è di una
superficie di mq 6.099,10 ed è disposta a giardino con
piante, fiori, candelabri a gas, due pozzi con relative pompe,
raffiguranti due monumenti rustici. Nella parte più elevata
di questa proprietà sorgono due case, di cui l'una più
piccola, costruita in muratura e con tronchi d'albero, consta
di un pianterreno e di un primo piano; l'altra più vasta,
è composta di un pianterreno, di un primo e secondo piano
con sottotetto.
Nella parte più bassa e dal lato est si trovano scuderie,
rimessa e selleria, il tutto però in tavole con finestre,
tetto in zinco, porte.
Si legge più avanti nel medesimo atto:
In questa vendita, resta pure compreso tutta la mobilia, specchi,
tappeti, bronzi, quadri e qualunque altro oggetto che alla data
della presente fosse esistente e nella piccola casa, detta dei
tronchi, e nella vicina palazzina.
Quindi già nel 1874 la villa era completamente arredata,
circondata da un delizioso giardino, ricco di preziose piante
esotiche, in cui "la palma dactilifera e il banano senza
verun soccorso dell'arte, conducono a perfettissima maturità
i loro frutti".
Notizie precise sull'arredamento della villa, sulla sistemazione
delle numerose stanze e della loro rispettiva destinazione vengono
fornite dall'inventario eseguito dal notaio Balestreri, in data
2 agosto 1887, in seguito alla morte del commendator Lazzaro
Patrone.
La difficoltà di una divisione in natura dei beni compresi
nell'eredità del commendatore Lazzaro Patrone indusse
gli eredi a deliberare la vendita ai pubblici incanti sia degli
immobili in essa compresi, sia dei mobili appunto descritti
nell'inventario.
Il bando relativo precisa le condizioni della vendita che, "giusta
la divisione stabilita nella perizia del 31 dicembre 1888"
consta di tre lotti.
Il 26 maggio 1890 il figlio del defunto commendator Patrone,
Lazzaro Fausto, acquista da tutti gli aventi diritto l'intera
proprietà e un anno dopo, con atto 2 aprile 1891, a rogito
Notaio Balestreri, cede il primo lotto, cioè Villa Miraflores,
alla signora Rosa Cassini, moglie dell'Avvocato Rossi, e con
atto del 25 aprile 1891, la restante parte, cioè Villa
Patrone, al signor Alfred Nobel, allora residente a Parigi,
59, rue Malakoff. Il prezzo pattuito è di 200.000 lire
per lo stabile e di 10.000 lire per i mobili e gli effetti mobili
venduti.
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