GLI OBIETTIVI GENERALI DEL PIANO
Nella visione Provinciale il P.T.C. è
in primo luogo il patto sociale e istituzionale attraverso il
quale i soggetti responsabili del governo del territorio dichiarano
la propria interpretazione dei problemi e definiscono conseguentemente
le linee d'azione da seguire e i rispettivi compiti e comportamenti.
Il Documento degli Obiettivi, a partire dalla ricognizione delle
risorse e dei problemi contenuta nella descrizione fondativa,
illustra e motiva gli indirizzi che il Piano intende assumere
e gli esiti attesi.
Prima che un documento che definisce politiche settoriali - mobilità,
ambiente, agricoltura, turismo, servizi, ecc. - è un documento
di politiche per il governo e lo sviluppo del territorio: questa
è la chiave di lettura che lo caratterizza e lo distingue
dai piani e programmi di settore che si pongono al medesimo livello.
Nelle politiche per il territorio, si confrontano e si intrecciano
due grandi linee d'azione:
- quella che possiamo definire delle grandi opere, che punta a
definire un insieme selezionato di interventi strategici di grande
rilevanza - siano essi trafori, acquedotti, ospedali, porti, centri
congressi o quant'altro - e a far dipendere da questi le prospettive
di sviluppo e la soluzione dei problemi individuati;
- quella che possiamo definire dell'intervento diffuso, che privilegia
l'azione capillare di recupero e manutenzione del territorio nelle
sue diverse componenti - insediativa, ambientale, infrastrutturale.
Le due linee d'azione, sebbene rispecchino "filosofie"
e scale di valori differenti, non devono però essere viste
in assoluta contrapposizione tra loro, come se l'una escludesse
l'altra, in quanto entrambe hanno argomenti validi a sostegno.
Là dove entrino in competizione opzioni alternative riferibili
alle due linee d'azione, queste devono essere poste a confronto
e valutate in termini di efficacia rispetto alla soluzione dei
diversi problemi in quanto attingono almeno in parte alle medesime
risorse - economiche, tecniche, amministrative, territoriali -
scarse e complessivamente insufficienti.
Per quanto riguarda i settori del Piano nei quali si coniugano
ecologia ed economia, specie in ambito rurale, il campo di pertinenza
è quello degli interventi diffusi.
Nel quadro degli obiettivi, si devono distinguere in prima approssimazione:
- obiettivi non negoziabili, in quanto attengono alle condizioni
elementari di sicurezza e di efficienza funzionale del territorio
e dell'ambiente, e che solitamente sono definiti da norme vincolanti;
- obiettivi opzionali, che sono il frutto di scelte liberamente
assunte dai governi locali circa l'uso delle risorse territoriali
e di bilancio;
- obiettivi strumentali, che riguardano le condizioni necessarie
per conseguire gli altri obiettivi: le conoscenze, l'organizzazione,
i rapporti istituzionali, l'accesso alle risorse finanziarie.
In particolare, rientrano nella prima categoria
(obiettivi non negoziabili ) e sono rilevanti
per il P.T.C.:
- le condizioni di sicurezza rispetto alle diverse forme di rischio
per le persone e per i beni legate ai fattori ambientali e all'assetto
del territorio, con particolare riguardo al rischio idraulico
e geologico: materia questa di competenza dei Piani di Bacino,
che però costituisce input rilevantissimo per il P.T.C.;
- le condizioni di accessibilità da garantire a tutti i
nuclei abitati del territorio, in termini di agibilità
della rete stradale e di trasporto pubblico;
- le condizioni di adeguatezza delle prestazioni dei servizi alla
comunità secondo un principio di equità, che coinvolga
tutti;
- la tutela di quei valori del paesaggio e dell'ambiente naturale
e costruito nei quali le diverse comunità locali riconoscono
la matrice della propria identità storica e culturale e
nei quali risiede il contributo del nostro territorio alla tutela
della biodiversità sancita dai trattati internazionali;
- l'uso oculato, il non spreco delle risorse vitali non rinnovabili.
Mentre sono irrinunciabili gli obiettivi elencati, è negoziabile
la localizzazione degli interventi, che vanno attuati rispettando
un rigoroso ordine di priorità, secondo un criterio di
ottimizzazione del rapporto costo/efficacia e con privilegio,
per quanto possibile, delle aree a maggiore problematicità.
Gli obiettivi non negoziabili si traducono in "condizioni
base dello sviluppo sostenibile", quali le seguenti:
1. per quanto riguarda la sicurezza:
- l'individuazione delle aree a rischio di inondazione e di frana
con specificazione delle relative norme di salvaguardia
- l'individuazione delle zone di tutela delle falde di approvvigionamento
idropotabile con specificazione delle relative norme di salvaguardia;
- l'individuazione delle fonti di rischi rilevanti quali: industrie
pericolose, discariche di rifiuti tossici, ecc.
2. per quanto riguarda l'accessibilità:
- l'individuazione e garanzia di buon funzionamento della rete
stradale fondamentale, come tale intendendosi, oltre alle infrastrutture
per la mobilità di relazione con l'esterno e gli assi principali
di infrastrutturazione interna, quella parte della rete provinciale
che garantisce l'accesso a tutti i centri abitati presenti sul
territorio, nonché a strutture e impianti di interesse
pubblico di livello sovracomunale o a zone strategiche per lo
sviluppo;
3. per quanto riguarda l'identità e la biodiversità:
- l'identificazione, la delimitazione, la tutela e valorizzazione
dei centri e nuclei storici e dei manufatti di eccezionale interesse
storico artistico;
- la individuazione, tutela e corretta gestione delle emergenze
morfologiche, naturalistiche ed ecologiche che assumono eccezionale
importanza e costituiscono patrimonio della comunità provinciale;
4. per quanto riguarda le dotazioni di base e i servizi per la
comunità:
- la definizione di livelli di offerta insediativa - residenziale,
produttiva, per servizi - quantitativamente e qualitativamente
appropriati per ciascun ambito territoriale e per ciascun comune.
Le categoria degli obiettivi opzionali è più articolata
e di difficile delimitazione, proprio perché non si tratta
di scelte in qualche modo obbligate, bensì di opzioni lasciate
all'iniziativa e anche alla fantasia degli amministratori e degli
operatori.
In generale, le opzioni della pianificazione territoriale si
esercitano intorno a quelle scelte che hanno a che fare con le
politiche di sviluppo, e più specificamente:
- la localizzazione delle attività e funzioni "polarizzanti",
che esercitano la propria attrazione ad ampio raggio, quali i
grandi servizi pubblici, i centri commerciali, le attrezzature
per il turismo e il tempo libero;
- la realizzazione di nuove infrastrutture destinate ad accrescere
l'efficienza e la competitività delle imprese e l'attrattività
del territorio;
- la destinazione di quelle porzioni strategiche di territorio
sulle quali maggiormente si concentrano le attenzioni e gli appetiti,
quali le piane e i grandi complessi immobiliari dismessi;
- la definizione di regole che garantiscano che le scelte che
incidono sui valori immobiliari e sulla selezione degli operatori
degli interventi strategici siano compiute nel rispetto dei principi
di equità e di trasparenza.
Quest'ultimo punto potrebbe essere collocato tra le scelte non
negoziabili, se l'esigenza cui risponde non avesse trovato finora
scarsa attenzione nella prassi e nella legislazione urbanistica,
cosicché l'adozione di norme e procedure ispirate all'equità
e alla trasparenza si configura oggi come una decisione politica,
piuttosto che come un obbligo.
Tra gli obiettivi strumentali può essere ad es. indicato
quello di perseguire la forma più efficace di sviluppo
delle offerte occupazionali, rispetto al quale la Provincia si
colloca attraverso le competenze dei propri Centri per l'Impiego
e del settore della Formazione. Gli intervenuti mutamenti di livello
istituzionale e normativo hanno ancor più articolato la
complessa rete di attori cointeressati alle politiche del lavoro
e dell'occupazione ed è quindi necessario od opportuno
operare secondo principi e criteri organizzativi quali:
a) l'integrazione tra le parti, potenziando le capacità
di progettazione di interventi integrati a livello locale;
b) la negoziazione ai vari livelli, per definire in relazione
ai progetti l'impiego congiunto di risorse poste in capo a decisori
diversi;
c) il coordinamento tra sistemi connessi: scuola, università,
impresa, parti sociali, "terzo settore";
d) la valutazione dell'efficacia degli interventi attivati, che
per essere credibile dovrà necessariamente essere definita
rispetto a criteri, strumenti e parametri da utilizzare.